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Come ricampionare un'immagine

Ricampionare un'immagine 
(ovvero lo strumento quasi sconosciuto a molti "addetti ai lavori" con il quale è possibile migliorare qualitativamente i nostri èrpgetti) 

Quante volte ci è capitato di dover lavorare con immagini di pessima qualità, magari con "piccoli francobolli" presi dalla rete? E magari li vorremmo impaginare a piena pagina nel formato A4 … Basterebbe davvero poco per ridurre considerevolmente le criticità del proprio lavoro se solo ci preoccupassimo di migliorare, per quanto possibile, la qualità delle immagini con il ricampionamento. Strano a dirsi, ma anche tra i grafici più navigati capita di trovare qualcuno che non conosca questa funzione o che, per pigrizia, non la applichi convinto del fatto che non ci possano essere migliorie sostanziali. In effetti, tutti i lavori sottoposti a rasterizzazione da parte dei service di prestampa ( e ci riferiamo solo ai lavori il cui termine ultimo è la carta stampata) vengono sottoposti ad una serie di controlli ed, eventualmente, di ricampionamenti in base alle esigenze di stampa. Tuttavia è consigliabile procedere con questa lavorazione a monte, perché gli algoritmi alla base di Photoshop sono decisamente migliori rispetto quelli di altri sistemi. Ma cosa si intende per ricampionare un'immagine? In realtà parliamo di un metodo che aggiunge (upsampling) o sottrae (downsampling) pixel seguendo un metodo preimpostato, detto metodo di interpolazione. Photoshop offre 5 metodi di interpolazione che l'utente può scegliere in base alle proprie necessità. Vediamoli nel dettaglio: 


Vicina più prossima Questo è il metodo più rapido e sicuramente meno preciso, che riproduce i pixel dell’immagine. Utile per mantenere i bordi netti, può però causare il tipico effetto "scalettato".

Bilineare Il Bilineare è un metodo mediocre che aggiunge i pixel in base ai valori di colore medi dei pixel circostanti. 

Bicubica Più preciso e più lento dei precedenti, ha un algoritmo che permette di generare pixel in base alle valori dei pixel circostanti e mantenere migliori gradazioni di tonalità. 

Bicubica più morbida Come si può intendere, genera immagini più morbide rispetto a Bicubica. 

Bicubica più nitida Indicato per ridurre le dimensioni di un'immagine, mantiene un'elevata nitidezza sul prodotto finale 

In sostanza è sempre consigliabile utilizzare immagini con risoluzioni adeguate al supporto di destinazione. Per esempio, un'immagine per un catalogo stampato dovrà avere una risoluzione non meno di 300 dpi; la stessa per il web potrebbe essere ridotta a 120 dpi, per avere una dimensione del file più accettabile. Un'ulteriore segnalazione và fatta sull'utilizzo delle stesse: un'immagine a 300 dpi che in grafica viene utilizzata con ingrandimento al 200% sarà paragonabile all'incirca ad un'immagine a 150dpi con fattore d'ingrandimento al 100%. Utilizzate quindi immagini al 100% del loro formato, gestendo sui file nativi la risoluzione e, nel caso, le dimensioni. Ovviamente quelle descritte sono "teorie" da applicare in condizioni di lavoro ottimale: un'immagine in bassa risoluzione, per quanto la si può trattare, rimarrà sempre di scarsa qualità; per rendere l'idea, guardate la foto sotto riportataa:  sinistra un'immagine a 72 dpi, a destra la stessa trattata a 300 dpi con metodo Bicubico: la differenza è evidentissima in questo caso, i colori e le sagome sono più mordide, l'effetto "pixellato" meno accentuato. 




Analizzate a fondo il lavoro prima di procedere, esaminate l'utilizzo delle vostre immagini e gestitele ad-hoc per ogni esigenza: renderete tutto più gradevole e di qualità!
Raffaele Angelillo

Raffaele Angelillo

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