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Perchè non tutti i colori "visti" possono essere correttamente stampati?

Scrivo questo post con la consapevolezza di prendere insulti da tutti i tecnici preparati che leggeranno queste considerazioni. Già l'articolo sul moirè aveva suscitato un bel dibattito su Linkedin (vi invito a seguirlo, alcuni interventi sono di persone altamente qualificate e autorevoli in merito di stocastico e difetti in stampa) e mi auguro che a questo post segua un altrettanto corposa discussione. Dopo l'ennesima richiesta bizzarra, mi sono convinto che ognuno ha una sua "teoria sul colore" ed io ne ho elaborata una tutta mia, con tanto di metafora esplicativa per i più duri di comprendonio. 

La domanda classica è la seguente: perché i colori stampati sono diversi da quelli a video? 
Sbam, testa contro la scrivania, respiro profondo e copia/incolla della spiegazione che ormai fornisco gratis a tutti i grafici e creativi che mi fanno questa domanda. Immaginiamo il monitor come un secchio con una graticola forata, con buchi di dimensione diversa. Immaginiamo di versarci della sabbia mista: la parte più sottile e quella della dimensione appena inferiore ai buchi passerà oltre e riempirà il secchio, il resto rimarrà sulla graticola. Trasportando questo esempio al mondo della stampa, il secchio è l'insieme dei colori rappresentabili dal monitor, la sabbia i colori veri e propri. Esiste una quantità prestabilita di colori che possono essere rappresentati dal monitor che ha una sua "graticola": fa passare un certo numero di colori e ne ferma altri. Quelli bloccati sulla graticola non riusciremo a vederli, saranno lì a tappare il buco mostrando solo una parte di se stessi. Ecco, di quei colori vedremo una rappresentazione parziale, a seconda di quando la graticola faccia intravedere. 

Ogni dispositivo ha un suo secchio e una sua graticola: ogni stampante, macchina fotografica, digitale e macchina offset può rappresentare un numero certo di colori: quelli fuori avranno una rappresentazione parziale e modificata. I motivi per cui tutto funziona così è un argomento di una vastità immensa, che va oltre le possibilità di spiegazione che possono avere queste due righe scritte di getto. 

Questo post nasce per "banalizzare" il concetto di rappresentazione dei colori e fornire uno spunto di riflessione che possa tornare utile a tutti gli addetti ai lavori: passiamo ore a calibrare monitor, a verificare che i nostri strumenti di misurazione siano sempre funzionanti e validi, a creare e gestire profili di destinazione personalizzati per le nostre esigenze tecniche ma a cosa serve se il nostro committente finale verifica la bontà del nostro stampato su un classico monitor Apple? 

Per quanto mi riguarda, faccio sempre una doppia valutazione cercando di dare, quando richiesto, "un colpo alla botte e uno al cerchio": ho due profili per il mio monitor, uno calibrato e uno che simula un iMac 27'' che, in maniera empirica, ho stabilito essere il monitor più utilizzato dai grafici con cui ho collaborato. Solo in questa maniera posso valutare le aspettative del cliente e evitare spiacevoli contestazioni basate sul nulla. 

 A mali estremi, estremi rimedi e, mortificando la professionalità acquisita, la conclusione è che ad una esigenza povera bisogna saper rispondere con soluzioni altrettanto povere: il rischio è di perdere il contatto con la realtà ed essere esclusi dal mercato. Ora spazio agli insulti dei tecnici :-p
Raffaele Angelillo

Raffaele Angelillo

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