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Early, Intermediate or Late Binding: quando convertire il lavoro in CMYK

fonte www.gwg.org/
Prima di spiegare cosa è il Binding e quali differenze ci sono tra le tre varianti citate nel titolo, vi segnalo il lavoro del Ghent Workgroup che ha trattato l'argomento in maniera semplice e diretta in occasione del rilascio delle specifiche GWG2015 relative al flusso di lavoro consigliato per la stampa. Essendo il documento interamente in inglese, provo a tradurne i concetti in italiano: questo post è destinato a chi non conosce a fondo il mondo della stampa e si pone la classica domanda da grafico alle prime armi: converto o no le immagini in CMYK? La risposta è dipende, vediamo quali fattori influenzano questa scelta.

Con Binding ci riferiamo al momento in cui i file nativi sono convertiti in CMYK secondo le specifiche e le necessità tecniche dell'output di destinazione. Per farla semplice, non ha senso esportare un pdf in CMYK se deve essere pubblicato online o visualizzato solo su un tablet (se questo concetto ti risulta banale, fai come se non avessi scritto nulla). Lo ha -eccome!- se parliamo di stampa, sia che sia tipografica offset che digitale.

Fino a qualche anno fa, molti grafici preferivano lavorare in CMYK sin da principio, convertendo le immagini nel profilo di destinazione (e spesso acquisendole nella stessa maniera), continuando con lo stesso metodo colore il lavoro di post-produzione, di impaginazione e di esportazione pdf. Questo è quello che viene chiamato Early Binding e, nel classico flusso di lavoro, è ancora uno dei metodi più diffusi. I vantaggi sono di facile comprensione: se conosco la destinazione, partire sin da subito con il medesimo metodo colore mi permette di controllare il lavoro in tutte le sue fasi ed evitare spiacevoli incongruenze cromatiche dovute ad un'incorretta conversione. Diciamo che per chi gestisce il lavoro dall'inizio alla fine e non prevede nessun altro output oltre la stampa, è una scelta condivisibile: lo scotto da pagare è la perdita di informazioni che in qualsiasi caso si ha nel passaggio da RGB a CMYK.

Tuttavia, ad oggi, sono davvero pochi i casi in cui è necessario lavorare da principio in CMYK: i dati di partenza sono spesso in RGB (tutte le macchine fotografiche digitali e le periferiche di acquisizione lavorano con questo metodo colore) e la conversione è necessaria solo se il file è destinato unicamente alla stampa. Se lo stesso file post-prodotto deve anche essere pubblicato sul web, perchè avere due versioni della stessa immagine in due metodi colore differenti? Effettivamente ha poco senso ed è estremamente dispendioso.

L'Intermediate e il Late Binding prevedono la conversione in due fasi altrettanto cruciali: la prima durante la creazione del pdf, la seconda all'interno del RIP che trasmetterà le informazioni alla periferica di stampa. Ovviamente il Ghent Workgroup raccomanda delle impostazioni speciali per far in modo che i file generati diano un risultato coerente, preferendo una conversione in Intermediate Binding in maniera che "lo stampatore non abbia nulla da inventarsi". Ecco, per il grafico che non ha conoscenze approfondite di conversione o, più banalmente, non conosce l'output finale del proprio lavoro, questi sono i flussi di lavoro da preferire: per approfondire il tema della stampa, dei profili corretti da utilizzare delle impostazioni corrette da selezionare prima di creare un pdf, rimando al lavoro di Ghent al link di apertura.
Raffaele Angelillo

Raffaele Angelillo

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